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Paradise beach
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Paradise beach

[S.l.] : Sony Pictures, 2016

Abstract: La giovane studentessa universitaria di medicina Nancy ha scelto per le sue vacanze un luogo dell'anima, un'incantevole e solitaria spiaggia messicana dove sua mamma, morta di recente, amava andare anche quando era incinta di lei. L'amica che doveva accompagnarla le dà buca, rimanendo, ubriaca dopo una notte brava, in albergo. Un locale, Carlos, le dà un passaggio sin lì, ma poi lei rimane sola con la sua tavola da surf. Incontra un paio di surfisti e si diverte a cavalcare le onde con loro per un po'. Poi, mentre sta per calare la sera, loro se ne vanno e Nancy resta del tutto da sola. In acqua, delfini l'affiancano giocosi. Poi, più al largo, scorge un cetaceo morto dilaniato e subito si fa vivo chi l'ha ucciso: un grande squalo bianco. Nancy si ritrova così a combattere per la vita nelle acque basse vicino alla riva, trovando prima precario rifugio sul cadavere del cetaceo e poi su una roccia affiorante, con la riva (e la salvezza) a una distanza breve ma apparentemente incolmabile, a causa dello squalo che implacabile pattuglia le acque in attesa della sua preda. Dai tempi del capostipite Lo squalo di Steven Spielberg, i cosiddetti squalo-movies sono stati così numerosi da creare un vero e proprio sottogenere dell'horror, popolato per lo più da film noiosissimi e ripetitivi alternati a qualche autentica stranezza non necessariamente brillante (come gli Sharknado). Ci sono però delle eccezioni, film che recuperano la verità e la durezza della lotta tra l'essere umano e la natura facendone un'avvincente metafora del rapporto tra la civiltà e l'elemento primordiale incarnato da un animale potente e inesorabile nel perseguimento dei suoi fini. Paradise Beach - Dentro l'incubo, come già qualche anno fa Open Water, è una di queste eccezioni. Horror di situazione, come appunto era anche Open Water, il film mette di fronte la protagonista con l'imperscrutabile forza della natura ostile rappresentata dallo squalo. E la situazione è presentata in modo interessante, credibile, con qualche tocco di pura cattiveria (come l'intervento dell'ubriacone). Tra attese e improvvisi scoppi di violenza, il film mantiene una buona tensione e sfrutta con efficacia l'affascinante ambiente naturale - un paradiso che in realtà sotto la sua superficie dorata nasconde un inferno - che conferisce realismo alla situazione. Il film si gioca un po' su una sola nota e per questo alla lunga tende alla ripetitività, ma l'ingegnosità di alcuni sviluppi mantiene desta l'attenzione sino al finale ben orchestrato in un crescendo di attacchi sfrenati dove gli effetti speciali fanno egregiamente la loro parte, anche se manca forse il colpo d'ala dell'imprevedibilità e fa capolino qualche banalità sentimentale di cui si sarebbe volentieri fatto a meno. Lo spagnolo Jaume Collet-Serra si era fatto notare con l'egregio horror Orphan e qui conferma buone capacità visuali e di narrazione. Blake Lively regge il film praticamente da sola (assieme, naturalmente, allo squalo) e lo fa con convinzione. (Rudy Salvagnini per Mymovies.it)

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DAFNE CREA
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E' un bel film, la trama è avvincente e la fotografia è fantastica. Supera la banalità del solito squalo.

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