Biblioteca comunale San Lorenzo Isontino

Storia di San Lorenzo Isontino.

Secondo lo studioso Ugo Furlani, alcuni reperti preistorici indicano che verso la metà del IX sec. A. C. c’era un insediamento umano. Altre tracce non documentate riguardano una strada romana ed una tomba, forse di nativi già fusi con i barbari invasori. Ma il documento in cui per la prima volta è menzionata la villa di San Lorenzo, secondo il maestro Zoffi Luigi, è una pergamena del 1083. Dopo di che si sa che nel 1300 è stata feudo dei Torriani per il matrimonio di Febo III Della Torre con Caterina, figlia di Simone burgravio del conte di Gorizia, (feudatario, a sua volta, del patriarca di Aquileia), che portò in dote metà San Lorenzo.

Nel 1570 ci fu la prima visita pastorale del vescovo Bortolo di Porcia su incarico del patriarca, a causa della Controriforma decisa nel Concilio di Trento per contrastare la diffusione del Protestantesimo. Per questo si sa che gli abitanti erano contadini o pecorai. Infatti uno dei cognomi più antichi è Pecorari; gli altri sono: Pettarin, Visintin, Mazzolini, Gri, Orzan, Leon, Mian, Turus, Medeot, Jordan… all'epoca il paese contava appena 200 anime.

Nel tempo, nonostante la miseria, le malattie (“mal dal miserere” (epilessia), “crup”, “mal di consunzion” (tisi), “pelagra”) e le guerre (guerre gradiscane del 1616, quelle di Napoleone dal 1797 in poi), la popolazione aumenta ed il paese si allarga, anche per effetto dei seguenti avvenimenti: l’abolizione della giurisdizione civile dei Codelli di Mossa, sostituita da quella di Cormons, e del frazionamento dei fondi che ha incrementato il numero dei proprietari fondiari, ed il passaggio del territorio all’Austria. Alla fine del 1700 risultano 80 case.

Nel 1866, dopo l’annessione del Friuli all’Italia, il confine è sul fiume Judrio, quindi San Lorenzo fa parte ancora dell’Impero austriaco.

Il maggior possidente del paese è Teobaldo Folini (che ha 2 sorelle) e la cui abitazione oggi è possesso della fam. di Marco Scolaris, importante imprenditore vitivinicolo del luogo. Durante la Grande Guerra è stata sede del comando militare e nel secondo dopoguerra ha ospitato l'asilo infantile e qualche classe della scuola elementare.

 

 

    La chiesa, che già dal sec. X era stata dedicata a San Lorenzo martire, è stata ricostruita nel 1751(?), poiché di quella del Cinquecento non era rimasto molto. Il campanile è stato fatto nuovo nel 1896 ed è quello attuale, nonostante le granate della guerra del 1915.           

 

 

Durante tale periodo bellico, la parte di popolazione fedele all’Austria, si è rifugiata a Pottendorf. Lì, vicino al villaggio di Landegg, viene allestito un campo di baracche di legno in cui i profughi vivono, isolati dalla popolazione austriaca. Altri sono rimasti in paese, altri ancora sono andati o sono stati internati in Italia. L’ultimo podestà austriaco nel paese, dal 12 sett. 1914 al 26 maggio 1915, è stato Antonio Orzan (Tunìn Pinzàn), che però l’11 ott. 1914 fa un contratto con le Officine elettriche dell’Isonzo (ufficio di Gorizia) per l’illuminazione elettrica nel comune, che migliora notevolmente la vita sociale degli abitanti. Il legame con Pottendorf rimarrà e porterà al gemellaggio nel 1988.

 

Nell’ultima guerra il paese non rimane indenne dalle persecuzioni nazifasciste: due abitanti del paese, durante un rastrellamento tedesco alla ricerca di partigiani, vengono presi e rinchiusi nei lager di Dachau e di Mauthausen e liberati dagli Americani un anno dopo. Il paese subisce anche l’invasione dei cetnici, mentre si ritiravano, come i tedeschi, nell’aprile del 1945.

Nel 1955, con un Decreto del Presidente della Repubblica, San Lorenzo di Mossa riacquista l'autonomia dal comune di Capriva del Friuli. Nel 1968, a seguito di un lungo iter burocratico, un altro Decreto del Presidente della Repubblica sancisce la modifica della denominazione ufficiale del comune nell'attuale "San Lorenzo Isontino".

Dopo la II guerra mondiale e le due ondate di emigrazioni, prima della Grande Guerra, quando gli abitanti andavano in Austria, Ungheria, Germania, ma anche in Argentina, Stati Uniti e Canada e dopo la Guerra, quando partivano per la Francia, il Belgio e l’Australia, il paese si era ingrandito; i sanlorenzini si erano impegnati nel lavoro, diversificando le attività produttive e facendo una vita migliore rispetto al passato, anche per merito della nascente industria goriziana.

 

La bibliotecaria

Piacentini Bianca Rosa

 

 

San Lorenzo Isontino